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In cromatiche scene dalle curve linee che alla rotondità portano, una serie di invadenti monumentalità planetarie che fascinose all'occhio si presentano: sono i pianeti di Genovese. Con essi stelle, che nel loro spazio volti di oscuri sguardi e misteriosi segni accolgono. I colori sono quelli propri: planetari. E così le misure: correttamente proporzionate per il loro adattamento terrestre allo sguardo e allo spazio umano. "Tra il 2000/2011, mi trovo a realizzare delle installazioni a parete o in sospensione aerea, ottenute dall'accostamento di tele dipinte o di strutture lignee a calotta che rappresentano alcune costellazioni. In queste si evince l'attenzione della misura proporzionale spaziale che appartiene a ogni singola stella che, a sua volta, determina la composizione dipinta. Il diametro di ogni singola tela è ricavato dalla magnitudine apparente degli astri e anche la loro colorazione viene registrata scrupolosamente sulla tela. La rappresentazione grafico-pittorica sulla superficie nasce, invece, dopo un'indagine sulla origine etnologica del nome dato alla stella e dalla sua mappatura, che diventa un momento di riflessione, che fa scaturire, a sua volta, un testo poetico, in cui narro tipologia, caratteristiche e rapporti anche di mito con le altre stelle della costellazione. Questa analisi mi servirà come stimolo verso la successiva fase di rappresentazione grafico-pittorica dell'astro. Infine, giungo alla realizzazione vera e propria dell'opera con una prima campitura monocroma a guazzo che ripropone la tinta originaria di cui mantengo l'identità di appartenenza. Dalla prima campitura del colore informe passato a guazzo nasce una figurazione fantastica, stimolata sia dalle macchie sia dal contenuto del testo poetico precedentemente scritto. Il tutto mi guida verso una sorta di auto suggestione che mi porta verso uno stato visionario che fa scattare in me la mera creatività, conducendomi verso un profondo viaggio nel fantastico". Rosario GenoveseRosario GenoveseDal realismo fotografico al dualismo visivo. Dal concetto di mimesi cosmologica alle mappe celesti. Questo il percorso, iniziato negli anni Settanta, di Rosario Genovese, docente di Decorazione presso l’Accademia di Belle Arti di Catania: città dove vive e lavora. Dell’Artista, architetto di realtà oniriche e immaginarie, hanno scritto critici e saggisti: G. Di Genova, F. Gallo, E. Crispolti, M. Vescovo, D. Paparoni, M. Meneguzzo. Le sue opere sono state esposte in prestigiose mostre a Basilea (Svizzera), Venezia, Milano, Roma, in Pennsylvania (USA), Spagna. E accolte in spazi permanenti pubblici e privati: Galleria Civica di Arte Contemporanea ”G. Perricone” di Erice (TP), Collezione Calleri “Arte Contemporanea Permanente” presso Palazzo della Cultura di Catania, Museo all’aperto “Terz’occhio-Meridiani di Luce”, Porta della Bellezza Librino a Catania, Collezione d’Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Catania in permanenza presso Palazzo Platamone e MUSEUM, Arte contemporanea, Bagheria (Pa). I suoi lavori sono presenti in riviste internazionali e nelle edizioni Liguori, Skira.Il suo sito è www.rosariogenovese.com

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È narrazione per immagini, è scrittura fotografica, che libera gli occhi e fa respirare: la fotografia di Laura Castro. Una geografia emotiva e discorsiva tutta al femminile, che descrive i percorsi di labirintiche topografie immaginarie e insieme reali. E disegna ed evoca luoghi emotivi che rimandano la nostra attenzione a paesaggi interiori. Decise e asciutte sono le letture degli spazi relazionali, fissate in forma fotografica; generando fluide e tenere mappe emotive personali.Naturalia è un iconico progetto. È una storia visiva: nella quale storia ho dato vita a un rapporto dialogico, fra me e la mia fotocamera. Così ho indagato l’anima, la mia, l’ho osservata nella sua impalpabile vita: trasfigurando le mie emozioni. E mettendo in scena realtà immaginarie, metaforiche. È stato un viaggio visuale: intanto nel tempo. Un viaggio che anche nello spazio fisico mi ha condotto. In quello spazio in cui ho incontrato i quattro elementi naturali: l’Acqua, la Terra, l’Aria, il Fuoco. Così, nel silenzio del pensiero e fra anonime gocce d’acqua, di memoria cariche, ho sentito le emozioni più intense. Emozioni che nel contatto con la Terra mi hanno avvicinato all’odore dell’Esistenza, in un sereno equilibrio. L’Aria, poi. L’aria è stata pura energia vitale, sferzante, mentale: che al respiro mi sottraeva, di continuo. E nel Fuoco, infine, fra desideri e passioni … ho vissuto. Sì, ho vissuto: ho dato vita ai miei sogni … Naturalia, allora, è un Respiro, vasto, profondo: alla ricerca della propria identità … alla ricerca della piena libertà, di viverla …Siciliana, Laura Castro fotografa lo è per passione. Per amore verso l’immagine, alla quale affida concetti e idee, che diventano momenti di ricerca e di dialogico percorso. Il suo è atto del narrare: è racconto del gioco fra pensiero e realtà, fra corpo e anima. E nella narrazione sospende fermandolo: il volo della mente.Ha esposto presso la Galleria d’Arte Moderna di Monreale (PA), Palazzo Medici a Firenze, Malpensa Fiere a Milano, Principato di Monaco in Francia, presso il Congress Casino Baden a Vienna, e in altri spazi pubblici e privati.Le sue foto, oggetto di interesse da parte di critici e riviste, sono presenti nelle pubblicazioni della Carlo Cambi Editore, della Edizioni Blurb (USA).Il suo sito è: www.lauracastro.it

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Questo è un e-book di storie, con la s minuscola. Un modestissimo tentativo di raccontare la cucina siciliana e i suoi territori attraverso il vissuto di chi la pratica e lo abita, nel segno di un’identità che non è formula ideale ma riscontro di pratiche culturali quotidiane. Se la cucina parla di noi, perché non provare a parlare di cucina, della nostra esperienza personale con il cibo? Le storie sono raccontate in prima persona, seguendo il filo della memoria, o sono il risultato di testimonianze raccolte presso anziani parenti e vicini di casa. E per cercare di farvi rivivere quelle emozioni, abbiamo riportato le ricette di quei cibi, nella buona tradizione delle pubblicazioni di cucina.

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Qual è l’intima natura delle immagini? Che relazione hanno con il supporto che le contiene e sostiene? Che rapporto c’è fra le immagini e la realtà che riproducono? E fra le immagini e le idee che rappresentano? Le immagini possono vivere al di là dell’occhio che le coglie? I segni luminosi realizzati da Zoltan Fazekas ci pongono tutte queste domande e altre ancora. Perché sono segni interrogativi, sono tracce di una ricerca non ancora compiuta, conclusa e determinata. Sono solo souvenir, mezzi inefficaci di sovvenire, di ricordare un episodio, un momento, un fatto. Resta solo il ricordo della luce e del colore che si fanno forma inclassificabile, inintelligibile, astratta, non figurativa.La ricerca di Zoltan Fazekas è occasione di riflessione metalinguistica. Una proposta di lettura del mondo delle immagini, tra analisi del presente e ricordo del passato. Un percorso accidentato eppure imprudente, quello del fotografo ungherese, che ci permette però di ampliare il nostro discorso ad alcune questioni fondamentali della rappresentazione riprovisiva, che abbracciano in maniera indifferenziata cinema, fotografia e televisione.Alessandro De Filippo è Ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università degli Studi di Catania e si occupa di critica cinematografica e televisiva. È regista di video di finzione e documentari. Dal 1996 fa parte del gruppo Cane CapoVolto; insieme a Enrico Aresu e Alessandro Aiello, compie una ricerca radicale sui media dello Spettacolo. Dal 2005 è pubblicista, iscritto all’Ordine dei giornalisti di Sicilia.

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In Alberto Giovanni Biuso, la misura della poesia è altamente congeniale alla vita stessa dei versi e ne fa corpo unico. L’Autore decritta con lucidità gli impulsi erotici forti, rendendoli carezzevoli all’immaginario. I suoi versi sono pronti da fagocitare con l’atto di lettura. Non poesie come dono, né poesie come culto dell’individuo, ma poesie atipiche, che del poeta narrano i momenti meno riconoscibili. La poesia di Biuso è poesia aperta a uno spazio di lettura generale e collettivo, soggettivo e intimistico.Il mondo è un tessuto di parole dette, taciute, gridate, pensate. Il loro accadere, permanere e divenire dà vita a ciò che chiamiamo scienza, cultura, conoscenza. Dentro questo oceano di suoni e di significati, la poesia è lo “scarto”, è l’imprevisto, la porta che si apre verso uno spazio inatteso, un’inattesa luce.È la luce che cerco di disegnare nei miei versi. “Luce” è il loro contenuto. La forma che lo esprime vorrebbe essere “musica”. Lo sbalzo del suono rispetto all’intrico comune del parlare non può rimanere una parodia del dire, una semplice messa in riga del linguaggio quotidiano. Il salto spaziale che dà vita al verso deve inoltrarsi nel territorio, rischioso ma esaltante, della musica, della nota e dell’accento che suonano dentro la fatica dei sentimenti, il rigore del capire, l’incontro con la morte. Solo così, diventando musica, la parola dolorosa della vita potrà aprire l’intervallo di una qualche gioia.So bene che in questo modo i versi che tento si pongono lontano dalla poetica prosastica del mio tempo, dal dogma estetico che fa di molta poesia contemporanea un’estrema e paradossale propaggine del futurismo rumorista. Ma ho la sensazione che le parole che si scrivono debbano possedere l’arrogante ambizione di parlare ai millenni. Sennò, è meglio tacere. È da tale tracotanza, infatti, che nasce la più oggettiva delle misure: quella che segue il perimetro irraggiungibile del mondo. E ai suoi confini trova luce.Alberto Giovanni BiusoAlberto Giovanni Biuso insegna Filosofia della mente e Sociologia della cultura nel Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania.La sua prima raccolta poetica ha come titolo Inni alla luce (Petite Plaisance, 2006).Il suo sito web è www.biuso.eu

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“Michelangelo è un bambino che al mare non faceva castelli di sabbia: lui faceva il vulcano…”. Inizia così, con l’ingenuità di una costruzione creata da piccole mani, il percorso di Anita e gli altri, in un racconto schietto e coinvolgente. L’attesa che smussa gli angoli del cuore, l’ironia dissacrante ispirata dalla follia, il transitare ai confini della propria identità in una costante scoperta, il sesso, l’amore, l’amicizia, la tenerezza e la spietata ignoranza sono le coordinate di un volo, senza ali: a braccia aperte.Caleidoscopic* è una specie di viaggio breve, una gita fuori porta di un paio d’ore. Ma è anche il figlio nato da un incontro mancato, da un amore non voluto. È la necessità di affrontare argomenti a testa alta e col sorriso, argomenti taciuti, taciuti, e ancora perennemente taciuti ( al di là di latitudini e longitudini, credo). Ed è quindi un luogo dagli infiniti spazi bianchi, in cui risiedono parole “mancanti”. In questo bianco così presente, questo bianco “dominante” … chi per un attimo rinuncia a scrivere (io), insieme a chi per un attimo non ha nulla da leggere (tu), può sentirsi libero di pensare ciò che vuole.Pensare e sentire. Ché sentire è sinonimo di provare, ma provare è contemporaneamente la parola usata per ogni nostro tentativo. Ché ogni tentativo, andrebbe incoraggiato(?)!In ultimo la cosa più importante, ovviamente quasi incomprensibile: il segreto sta nell’asterisco.Irene Serini Irene Serini è nata a Trieste nel 1975. Nel 2002 si diploma alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano e vince il Premio Hystrio alla Vocazione, inizia così la sua carriera d’attrice che la vedrà diretta da Luca Ronconi, Serena Sinigaglia, Tonino Conte e molti altri. Nel 2005 viene pubblicato il suo primo libro, “Racconti in Bilico”, da cui è stato tratto un monologo teatrale: “Bilico”, interpretato da Carmen Panarello e diretto da Nicola Alberto Orofino.Nel 2009 mette in scena “Moana Porno-Revolution”, monologo di cui è autrice e interprete, che debutta al Teatro Litta di Milano con la regia di Marcela Serli. Ancora insieme a Marcela Serli e a Davide Tolu nel 2011 fonda Atopos, compagnia teatrale che indaga sul gender e il cui primo lavoro, “Variabili Umane”, vince il Premio Alle Arti Sceniche Tuttoteatro.com “Dante Cappelletti”.Il suo sito è: www.ireneserini.it

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Alberto G. Biuso - il Manifesto
La regola di Korim - Alessandro De Filippo
Camilla Gaiaschi - Corriere della Sera
Caleidoscopic* - Irene Serini
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Le diapositive e le elettrografie di questo artista [Zoltan Fazekas] descrivono mondi finiti, genti che sono state, oggetti trascorsi, materia dissolta, il passato, il fu, l’allora, il non più. E lo fanno dopo aver messo da parte la macchina fotografica per dedicarsi a un lavoro materico sulle opere altrui...
Anita ha trentacinque anni, è single e si è innamorata di una trans. La sua vicina, Ebe, una stravagante anziana dall’anima “sgangherata”, si invaghisce di lei scambiandola per il suo fidanzato. Poi c’è Michelangelo, l’amico di sempre con cui non serve parlare per capirsi...

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